Il dolore che resta dopo un intervento chirurgico

Quando un dolore diventa «cronico post-chirurgico»
Si parla di dolore cronico post-chirurgico quando il dolore persiste oltre due-tre mesi dall'intervento, in una sede coerente con la chirurgia e senza che infezioni, recidive o complicanze meccaniche lo spieghino. Riguarda una quota non trascurabile di pazienti operati di ernia inguinale, torace, mammella, protesi di ginocchio e anca, colonna.
I segni della componente neuropatica
Bruciore o senso di pelle scorticata attorno alla cicatrice.
Dolore provocato dallo sfregamento dei vestiti o da una carezza (allodinia).
Scariche elettriche improvvise o formicolio persistente.
Aree di ridotta sensibilità accanto a zone dolorosissime.
Sono i segni della sofferenza di un piccolo nervo tagliato o intrappolato nel tessuto cicatriziale. Su questo tipo di dolore gli antinfiammatori hanno poco effetto: continuare ad assumerli per mesi porta soltanto effetti collaterali.
Perché non conviene aspettare
Più il dolore resta attivo, più il sistema nervoso si «allena» a percepirlo: è il fenomeno della sensibilizzazione centrale. Intervenire nei primi mesi rende il trattamento molto più efficace di un intervento tardivo su un dolore consolidato da anni.
Le opzioni antalgiche
Il percorso combina farmaci attivi sul dolore da nervo, blocchi ecoguidati dei nervi coinvolti (ilioinguinale e ileoipogastrico dopo ernia, intercostali dopo torace o mammella), infiltrazioni della cicatrice, radiofrequenza pulsata e, nei casi selezionati e resistenti, la neuromodulazione. Accanto a questo, il recupero funzionale e la desensibilizzazione dell'area sono parte integrante della cura.
Se sei stato operato e il dolore non se ne è andato, descrivilo a PainChat AI: aiuta a distinguere la componente neuropatica e a capire se serve una visita antalgica. Non sostituisce il parere del chirurgo che ti ha operato.
Dr Giuseppe Strano
Riferimenti bibliografici
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